Quel Natale del '43

Quel Natale del ‘43 Quel Natale del ‘43

Vi propongo qui di seguito un interessante articolo apparso ieri su Puntodistella.it, mensile d'informazione del Gargano, scritto da Enzo Campobasso che ringraziamo.
È una bella testimonianza storia vissuta da un uomo che all’epoca era bambino.
Piccole gioie quotidiane, dolori e tristezza di un’Italia in tempo di guerra; povertà estrema, vissuta dalla gente dei piccoli paesi Garganici, che lottavano non contro altri stati in guerra, ma semplicemente contro la fame.

Buona lettura!

Avevo cinque anni. Era il 1943. C’era la guerra, una guerra non voluta dagli italiani, specialmente dalla povera gente.
C’era la guerra, ma noi, a Rodi Garganico, non la vivevamo se non per echi: dalla radio (con notizie debitamente filtrate dal regime) e da qualche rara lettera dal lontano fronte.
Non rombi di bombardieri, non boati di bombe. In quel momento, poi, sentivo solo la stanca risacca del mare ancora avvolto dalle tenebre del mattino.
Ero seduto sul muricciolo che divideva la Ss. 89 dalla sottostante spiaggia. Aspettavo il treno nell’aria fredda pregna di salsedine, il cuore gonfio di gioia per l’imminente viaggio.
Vicino a me nessuno tranne mio padre: si viaggiava solo per estrema necessità e, ovviamente, solo se si aveva di che pagarsi il biglietto.
L’unica nostra guerra nel paesino era quella che combattevamo contro la fame, figlia anch’essa della guerra come i lutti e le sofferenze di chi perdeva i propri cari chiamati, allora, non a difendere la patria ma qualche lembo d’Africa che l’Italia era andata a occupare per darsi un’aria di “imperialità”.
“Lui”, per affrontare le spese di guerra ci aveva tolto perfino le povere fedi nuziali, compensandoci con la tessera alimentare a razionare pane e pasta.
Specialmente il pane che prima di mancarci materialmente ci mancava psicologicamente. Un pane che, se ci fosse stato, sarebbe comunque risultato difficile se non impossibile acquistare, dacché non si sapeva nemmeno più cosa fossero i soldi.

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