Capodogli arenati, un anno dopo. L'impegno di Vivilalaguna e dintorni

Un momento del convegno

Un anno dopo lo spiaggiamento si torna a parlare dei capodogli che si arenarono il 9 dicembre 2009 sull’Istmo di Varano, sul Gargano Nord. L’occasione è la giornata organizzata dalla neofita associazione ‘Vivilalaguna e dintorni’, nata sull’onda emotiva dello spiaggiamento prima come comitato Procapodogli e poi quindi associazione che si pone come obiettivo quello di far diventare la tragedia dei sette cetacei un’opportunità per il territorio. La giornata si è svolta presso la Sala ‘Centro Isola’, a poche centinaia di metri dal luogo dello spiaggiamento con un convegno scientifico e momenti ludici.
“Siamo un gruppo di persone che vengono da categorie lavorative diverse che vogliono valorizzare la Laguna di Varano con le peculiarità e le tradizioni annesse.- esordisce Michele Castellucci, presidente dell’associazione- La giornata di oggi non deve esse un’iniziativa unica ma ci impegneremo affinché le occasioni di confronto e riflessione continuono. Attraverso le nostre iniziative intendiamo creare una sintonia tra i cinque comuni che direttamente o indirettamente si affacciano sulla Laguna e creare, magari, un consorzio di associazioni di volontariato”.
Leonarda Crisetti, storica ricercatrice di Cagnano Varano, con un elenco stile Saviano-Fazio, enumera i luoghi che andrebbero valorizzati intorno al Lago Varano, assieme alle carcasse dei cetacei piaggiati ponendo l’accento sull’importanza della sensibilizzazione dei bambini all’ambiente anche attraverso l’episodio dei capodogli.
Il sindaco di Ischitella, Piero Colecchia, intervenendo come autorità all’incontro ammette l’inadeguatezza delle risorse per far fronte all’evento verificatosi un anno fa sulla nostra costa: “Qui manca la concezione di Protezione Civile - asserisce il primo cittadino facendo riferimento all’incontro avvenuto in Provincia su questo tema- Eravamo impreparati e lo siamo tuttora. Ma siamo anche impreparati ad affrontare qualsiasi emergenza civile, ambientale, igienicosanitaria.” Stessa opinione Giovanni Conte, assessore al bilancio di Cagnano Varano.
Entrambi infine hanno rimarcato come “questo episodio deve diventare un’opportunità di sviluppo e un evento utile alla formazione delle nuove generazioni”. “E’ passato un anno ma ricordo perfettamente quelle giornate di tempo poco clemente. – spiega Stefano Pecorella, commissario del Parco Nazionale del Gargano-Tutto che facemmo, lo facemmo da uomini di buona volontà perché date le competenze non potevamo disporre nessun atto specifico, dal momento che spettava al Ministero dell’Ambiente. Ci siamo dovuti attrezzare per conto nostro con persone e Comuni molto disponibili. Ora però bisogna combattere per costituire dei poli didattici e per la proprietà delle carcasse. Io vorrei non solo che si prendesse atto di questo tesoro ma che si mettessero in mostra, a disposizione dei vari studi. Certo, un polo museale costa, ma se più soggetti lavorano sulla stessa lunghezza d’onda si riescono a trovare le risorse. Bisogna costituire un tavolo tecnico come durante l’emergenza”.
Il cuore del convegno sono stati gli interventi dei vari esperti che hanno cercato di dare delle risposte ai quesito scientifici sullo spiaggiamento. Tommaso Scirocco, biologo del CNR/ISMAR di Lesina ha sottolineato come diverse sono le specie che si arenano dalla foce del Fortore fino a Peschici, dalle meduse ai bivalvi passando per i cavallucci, le stelle marine, i delfini... Vincenzo Rizzi, presidente del Centro Studi Naturalistici lancia il suo j’accuse: “In questa occasione è venuto meno l’apporto dello Stato. In Italia manca un protocollo per intervenire su queste emergenze, così come le Amministrazioni erano impotenti nello sperimentare tecniche per salvare le bestiole lasciandole in una lunga agonia”.
“Le cause assolute dello spiaggiamento è impossibile comprenderle- commenta Antonio Petrella, dirigente veterinario dell’Unità Operativa Diagnostica dell’IZS di Puglia-Basilicata- e serve un approccio multidisciplinare al problema. Innanzitutto lo spiaggiamento è stato un evento straordinario (ma non impossibile) e sicuramente dal momento che l’Adriatico è poco profondo, questi cetacei hanno ‘sbagliato strada’.
Sui capodogli non sono stati rilevato segni di malattie diffusive gravi né segni di stordimento da sonar o prospezioni sismiche. I dati rilevante sono la presenza di mercurio e il prolungato digiuno.
Pezzetti di fegato dei cetacei sono somministrati a dei topi e a delle gambuse (piccoli pesci d'acqua dolce): dopo ventiquattro ore entrambi gli animali hanno dato segni di sonnolenza, stordimento e morte.” Dopo un altro intervento a carattere scientifico di Nicola Zizzo dell’Università di Bari, Lazzaro Santorodel Comitato della Tutela del Mare ha sottolineato come una proposta museale debba ben inserirsi nel territorio.
Dopo il pranzo la giornata si è conclusa con il gruppo folk ‘Le Gemme del Gargano’ e la premiazione del miglior video e delle miglior foto sullo spiaggiamento, un concorso bandito dall’associazione Vivilalaguna in occasione dell’evento.

di Emanuele Sanzone-L'Attacco del 14.12.2010