Sonno e salute: l'importanza di dormire bene

Dormendo in media otto ore per notte, trascorriamo circa un terzo della nostra vita a dormire: nessun altro singolo comportamento occupa una porzione così ampia nella nostra esistenza.
Il sonno è indiscutibilmente un bisogno primario ma la sua durata varia, spesso in modo considerevole, da persona a persona. L’opinione più diffusa oggi tra i ricercatori è che il bisogno di sonno abbia una distribuzione che va da un minimo di 4.5 ore ad un massimo di 10.5 ore, con una media compresa tra 6.5 e 8.5 ore.
Il bisogno di sonno è in gran parte ereditario e il suo soddisfacimento dipende da molti fattori individuali. Ad esempio, è stato ripetutamente dimostrato che le donne hanno un maggior bisogno di sonno rispetto agli uomini.
Inoltre, è evidente un generale declino della durata del sonno in funzione dell’età: a partire dalle 14-16 ore nel primo mese di vita, si registra una progressiva diminuzione di circa 30 minuti all’anno fino all’adolescenza, quando si dorme circa 9-10 ore per notte, per poi arrivare a dormire circa 7-8 ore in età adulta.
Una recente meta-analisi sui cambiamenti del sono legati all’età ha confermato che l’invecchiamento influenza negativamente il mantenimento e la durata del sonno.
Tuttavia, il sonno non domina la nostra esistenza, solo in termini quantitativi.

Il sonno è fondamentale per lo sviluppo cerebrale dei neonati Il sonno è fondamentale per lo sviluppo cerebrale dei neonati

La qualità del nostro riposo si sta rivelando sempre più determinante per il benessere fisico e mentale. Le lunghe ore di sonno dei neonati e dei bambini aiutano il corretto sviluppo cerebrale fino all’adolescenza. Una buona quantità e qualità del sonno è strettamente collegata alla capacità di apprendimento e ai risultati scolastici degli studenti.
In effetti, i neuro scienziati sono ormai concordi nell’affermare che durante il sonno il nostro cervello, sganciato dalle stimolazioni e dalle richieste del mondo esterno, consolida le informazioni apprese nel corso della giornata precedente.
La dimostrazione degli effetti positivi del sonno sulla memoria si basa essenzialmente sulla rilevazione delle significative differenze di prestazione tra chi, dopo aver appreso, può dormire, e chi invece viene sottoposto a deprivazione di sonno.
Questo fenomeno, anche definito “sleep effect”, è stato indagato fin dalla fine dell’Ottocento in un numero crescente di studi che, nel loro complesso, hanno indicato un coinvolgimento diretto sia del sonno REM che di quello non-REM nei processi di consolidamento mnestico.
Il sonno sembra avere un effetto benefico anche sulle funzioni esecutive, quei processi cognitivi di alto livello che organizzano e controllano altri processi mentali che caratterizzano gran parte delle nostre attività quotidiane.
Studi di deprivazione hanno, infatti, dimostrato che dopo un periodo di deprivazione di sonno di 24-36 ore c’è una diminuzione della capacità di pianificazione, di problem solving, del pensiero creativo, della flessibilità cognitiva, della capacità di prendere decisioni e di inibire decisioni inadeguate.
Tuttavia, i vantaggi del sonno e, viceversa, i problemi che derivano da una sua carenza, non riguardano solo le funzioni cerebrali ma anche molti altri processi vitali, in particolare il metabolismo e il sistema immunitario. Ricerche recenti confermano che un sonno disturbato o insufficiente favorisce l’insorgenza di alcune patologie, per esempio l’obesità e il diabete, e indebolisce le difese immunitarie dell’organismo.
Sulla base di questi dati sembra, quindi, evidente che il sonno sia necessario per un ottimale equilibrio psicofisico dell’individuo.
La qualità del nostro sonno può subire un’evoluzione o un cambiamento anche in funzione dell’influenza di fattori ambientali e sociali. L’esposizione ad un episodio traumatico come un terremoto, un’alluvione o altri eventi catastrofici altamente stressanti, può provocare degli squilibri psicofisiologici che vanno a ripercuotersi anche sul sonno.
I disturbi del sonno sono, infatti, nella maggioranza dei casi, i primi sintomi segnalati dalla persona con Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), e si manifestano subito dopo l’esposizione al trauma.
Molti studi riportano nei soggetti con PTSD una difficoltà a mantenere il sonno, una cattiva qualità del sonno, lunghi e frequenti risvegli notturni. Inoltre, studi epidemiologici hanno evidenziato una prevalenza di circa il 50-70% di incubi notturni e il 40-50% di insonnia nei pazienti con PTSD.

KEY MESSAGE
Anche se molti aspetti rimangono ancora da chiarire nella comprensione del sonno, le nostre attuali conoscenze sul suo ruolo, sui fenomeni che lo accompagnano, sui disturbi che lo alterano, contribuiscono sempre di più ad ampliare il nostro sguardo d’insieme sulle funzioni del sonno.
Fino a pochi anni fa il sonno e i suoi disturbi erano considerati argomenti di scarso interesse sia nell’ambito della ricerca che della pratica clinica.
Tuttavia, negli ultimi anni, il travolgente sviluppo delle neuroscienze ha consentito anche alla ricerca in psicofisiologia del sonno di crescere enormemente.
Oggi sempre più si considera il sonno come uno stato decisivo per la nostra salute ed il benessere psicofisico. Uno stato che, se disturbato, può comportare una serie di disfunzioni cognitive e psicologiche.
Quindi, se è vero che ogni essere umano passa un terzo della propria vita a dormire, va sicuramente sottolineato che questo tempo ha effetti rilevanti sui rimanenti due terzi della nostra vita.