Un comune denominatore alla severità dell'aterosclerosi e dell'artrosi

Aterosclerosi e artrosi spesso sono correlate tra loro Aterosclerosi e artrosi spesso sono correlate tra loro

E’ ben noto il marcato aumento di rischio cardiovascolare in pazienti con malattie reumatologiche a preponderante componente infiammatoria. Ad esempio, nell’artrite reumatoide (AR), l’incidenza di infarto del miocardio e di altre patologie cardiovascolari è almeno pari al doppio di quella dei soggetti di controllo.
In un recente esteso database in Inghilterra (UK General Practice Research Database), nei pazienti affetti da AR è stato stimato un tasso di mortalità a 5 anni per tutte le cause più alto del 60-70% circa rispetto ai soggetti senza AR.
Recentemente è stato evidenziato che anche l’artrosi non è una mera patologia degenerativa dell’articolazione ma una complessa patologia che, oltre alla cartilagine articolare, coinvolge la membrana sinoviale e l’osso subcondrale con una preponderante componente infiammatoria locale.
Il milieu delle citochine proinfiammatorie a livello locale è l’evento chiave che induce il danno cartilagineo e l’attivazione dei mediatori catabolici da parte dei condrociti e dei macrofagi.
Sempre più evidenze suggeriscono quindi che alla base della relazione che connette l’osteoartrosi all’aterosclerosi vi sia uno stato proinfiammatorio, indipendente da fattori concomitanti come ad esempio il sovraccarico articolare dovuto all’obesità.
In effetti, lo stress ossidativo, la disfunzione endoteliale e la disregolazione della leptina sono meccanismi coinvolti sia nelle lesioni aterosclerotiche sia nelle lesioni osteoarticolari.
Nello studio di popolazione eseguito in Islanda (The AGES Reykjavik Study), la severità delle placche aterosclerotiche a livello carotideo e le calcificazioni coronariche sono risultate significativamente associate nelle donne con l’artrosi delle mani (sito non soggetto al carico del peso corporeo). La severità dell’aterosclerosi e dell’artrosi sono quindi significativamente correlate.
Nella ricerca del comune denominatore sottostante alle due patologie è stato sottolineato che la sindrome metabolica, nella sua più ampia accezione di cluster di fattori di rischio cardiovascolare, favorisce peraltro lo stato proinfiammatorio influenzando la comparsa e la severità della patologia osteoarticolare.
In questo contesto, inoltre, la presenza di tessuto adiposo periviscerale addominale può comportare una modulazione di mediatori con spiccata azione sull’apparato scheletrico, quali leptina, resistina, visfatina, vitamina D, FGF-18 e low-density lipoprotein receptor-related protein.
La lesione aterosclerotica e la patologia artrosica possono condividere un profilo simile nei meccanismi biochimici e infiammatori, parallelo a quello che sottende alla sindrome metabolica.

KEY MESSAGE
In una visione unificante delle patologie in passato considerate degenerative, il milieu proinfiammatorio sembra assumere un ruolo crescente.
Sul piano clinico, la sindrome metabolica può essere una condizione da ricercare, per mettere in evidenza i soggetti che sono a rischio aumentato sia sul piano cardiovascolare sia per altre patologie mediate da processi infiammatori come ad esempio la patologia osteoarticolare di tipo artrosico.
Interessante appare inoltre la valutazione di come la severità di una patologia possa contribuire alla progressione dell’altra in una relazione bidirezionale.