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Cosa significa libertà di stampa

 

Pubblicato su "Schiamazzi" n.6 novembre 2009

Si è parlato tanto di Libertà di Stampa, di Giornalisti di Destra o di Sinistra che nei loro servizi non fanno altro che portare l’acqua al proprio mulino… o più semplicemente di portare voti al loro benefattore di turno, ( portare l’acqua costerebbe già troppa fatica!).

Ormai per sapere cosa accade davvero in Italia bisogna andare in Inghilterra, in Francia o in America, dove lo sguardo esterno dei giornalisti stranieri permette ancora di raccontare il bianco e il nero della nostra attualità, perché bisogna dire che proprio per questa mancanza di professionalità ormai presente, e logora, nel panorama giornalistico (e non solo…) italiano,  gli osservatori sul giornalismo Freedom House e Reporters Sans Frontières, hanno inserito il nostro Bel Paese agli ultimi posti delle loro classifiche. Così, se a gennaio ci trovavamo già vergognosamente al 40° posto della classifica della Libertà di Stampa stilata da Freedom House, ora ci troviamo addirittura al 52°, ancora più in basso. Ora, tornando alla nostra reputazione a livello mondiale, la stampa newyorkese ritiene che la causa di ciò sia la «situazione anomala a livello mondiale di un premier che controlla tutti i media, pubblici e privati» e la stessa Karin Karlekar, la ricercatrice che ha guidato lo studio per Reporters Sans Frontières, ha definito Berlusconi come il problema principale dell’Italia», spiega infatti che « il suo ritorno nel 2008 al posto di premier ha risvegliato i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida».

 

Ma perché vogliamo dare la colpa ad un unico individuo? In Italia manca ormai come suddetto la professionalità giornalistica. Un vero giornalista si limita a parlare di notizie “bianche” per poi lasciare all’interlocutore la scelta del colore da affibbiargli, ma nel nostro Bel Paese questo non accade. C’è una massima che dice “l’ignoranza è alle due estremità della scienza”, ma forse sarebbe stato più esatto dire che le convinzioni profonde si trovano solo agli estremi e che nel mezzo vi è il dubbio. L’uomo crede fermamente, perché accetta le opinioni senza approfondirle. Dubita quando gli si presentano delle obiezioni. Spesso riesce a risolvere tutti i suoi dubbi e solo allora ricomincia a credere. Il problema è che nessuno si fa più domande perché le notizie ci raggiungono già con il loro bel colorito di turno - di turno perché dipende dal giornalista che ce le invia – e noi, abituati a prendere tutto ciò che ci viene detto come se fosse oro colato iniziamo a commentare la versione che ci è pervenuta per prima dandola per vera e originale.

 

Qualcuno ha detto che per capire davvero cosa significhi fare i giornalisti in assenza di libertà, bisognerebbe provare a lavorare in Russia, in qualche teocrazia Islamica o in un Paese Sudamericano, come il Venezuela, e probabilmente, anzi sicuramente, è così. Chi di voi non ricorda l’assurda morte di Anna Politkovskaja, avvenuta il 7 ottobre di 3 anni fa, ammazzata sul pianerottolo di casa sua da due sicari che l’hanno freddata nell’ombra perché faceva quello che, come Indro Montanelli disse, fa un vero giornalista: colui che dice la verità a qualunque costo e senza censure. La Politkovskaja, nonostante gli avvertimenti dei Capi, ha continuato a fare il suo lavoro di giornalista, ha continuato a scrivere, ad informare sulla realtà del Genocidio Ceceno e degli agghiaccianti crimini dei soldati russi nel Nord del Caucaso mettendo a rischio la sua stessa vita. In Italia per fortuna, la situazione è diversa, ci si nasconde dietro la figura di un Leader monopolizzatore di reti ed emittenti televisive e radiofoniche solo per non assumersi lealmente la responsabilità di ciò che si scrive, per riuscire ad avere sempre la giusta faccia per ogni occasione. Nessuno vuole assumersi più la responsabilità delle proprie idee e delle proprie affermazioni. Nessuno sa da che parte è giusto stare, se è giusto schierarsi con qualcuno contro di qualcun altro che magari in un futuro non molto lontano potrà salvargli il posto di lavoro…

Sicuramente le pressioni dall’Alto ci sono nei confronti di qualche giornalista “controcorrente” ma ciò non significa che tutti debbano smettere di essere leali e che debbano iniziare a fare lo stesso sporco gioco verso il quale altri vogliono indurci. Siamo in una democrazia e non in una tirannide. La democrazia vuole che tutti abbiano la piena facoltà e Libertà di esprimere il loro pensiero senza temere la benché minima ripercussione. Un capo di Stato o, come nel nostro caso, di governo dovrebbe possedere la facoltà di scegliere fra le diverse opinioni che agitano i suoi contemporanei e di apprezzare i differenti fatti la cui conoscenza non può fare altro che servirgli da guida. In un paese dove regna apertamente il dogma della sovranità popolare, la censura non è solo un pericolo ma anche una grande assurdità.

Quindi prima di credere in qualcosa, ascoltate tutte le campane suonare. L’orecchio del buon ascoltatore si accorgerà di certo che non tutte hanno suonato la stessa musica…e allora di chi sarà la colpa? Del campanaro o del forgiatore di campane?...ma che assurdità…è logico che la colpa sarà delle campane che hanno deciso di non suonare la stessa musica.

 

 

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