Nella religione cristiana la Pasqua è la festa più importante, anche rispetto al Natale. Infatti si celebra la vittoria di Cristo sulla morte, che è il caposaldo della fede cristiana.
Quest'anno Pasqua è arrivata in un momento drammatico: abbiamo ancora impressi nelle nostre menti le immagini dei funerali delle vittime del terremoto che lunedì scorso ha colpito l'Abruzzo Aquilano. Ci siamo chiesti più volte Dio dov'era e/o come mai non abbia evitato questa tragedia. Queste domande si ripresentano ogni qual volta la nostra vita assume toni drammatici.
La morte è stato sempre uno dei temi ricorrenti nella storia dell'uomo. Gli uomini primitivi solevano seppellire i morti in una posizione fetale, proprio per augurarsi una rinascita a vita migliore nell'aldilà. Da lì le prime necropoli . Nelle civiltà antiche si continuava a celebrare i defunti.
Poi è arrivato il cristianesimo, con la resurrezione di Cristo che secondo le Sacre Scritture ha vinto la morte e si è immolato per l'umanità. Da qui anche la lode a Dio per la morte "corporale" di San Francesco.
La morte è stata da sempre l'interrogativo misterioso che ha oppresso l'uomo. È l'elemento che rappresenta di più la debolezza umana. "L'uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l'universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d'acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand'anche l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe pur sempre più nobile di chi lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l'universo ha su di lui; l'universo non sa nulla." Queste le parole di Pascal, filosofo del Seicento, secondo cui la vera grandezza dell'uomo è di essere consapevole di morire. Infatti, gli altri esseri viventi non sanno di morire perché non hanno la nostra ragione.
Ma la morte non può cancellare l'uomo per sempre. Se fosse così non staremmo a studiare Dante, Manzoni e gli altri grandi autori: la loro genialità li ha resi immortali.
Oggi è Pasqua e l'invito che vorrei dare a tutti è a prendere parte veramente nelle nostre vicende umane e non limitarci a vivere passivamente i nostri giorni. Se si è credenti il premio sarà la vita eterna. Se comunque non si crede in un essere divino, rimarrà comunque la certezza che la nostra vita non sarà andata vana.




